Cassazione Penale, sentenza numero 38418 del 18/09/2013

Semaforo Verde
Giurisprudenza codice della strada e circolazione stradale
Cassazione Penale, Sezione quarta, sentenza n. 38418 del 18 settembre 2013

Corte di Cassazione Penale – Sezione IV, Sentenza n. 38418 del 18/09/2013
Circolazione Stradale – Artt. 38, 40, 146, 154 e 193 del Codice della Strada – Incidente stradale – Divieto di svolta – Superamento della linea di mezzeria – La manovra vietata del superamento della linea continua di demarcazione delle due corsie per l’effettuazione della manovra di svolta, anche se di pochi centimetri, costituisce comunque un’infrazione, ed al motociclista che si è spaventato alla vista della manovra, pur solo iniziata e per questa abbia perso il controllo della moto a seguito di un vigoroso tentativo di frenata, non vale ad addossare sullo stesso la responsabilità dell’incidente, originato dalla condotta vietata ed imprudente della controparte.

RITENUTO IN FATTO

1 – C. M. è stato tratto a giudizio davanti al Giudice di Pace di (OMISSIS) per rispondere del reato di lesioni colpose commesse, con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale, in pregiudizio di D. S. F..

Secondo l’accusa, l’imputato, nel percorrere, alla guida della propria auto “Honda (OMISSIS)”, la via argine sinistro di (OMISSIS), giunto nei pressi dell’intersezione stradale con via (OMISSIS), per colpa generica e specifica, quest’ultima individuata nella violazione dell’art. 146 C.d.S., comma 2, avendo oltrepassato la striscia longitudinale continua che delimitava le due corsie, ed avendo quindi invaso quella a lui opposta, era andata a scontrarsi con il motoveicolo “Aprilia (OMISSIS)” condotto dal D. S. che procedeva nell’opposto senso di marcia.

Il consulente tecnico incaricato di accertare le cause del sinistro e le relative responsabilità, ha sostenuto:
 a) che lo scontro era avvenuto tra la ruota anteriore della moto e la parte interna della ruota anteriore sinistra dell’auto dell’imputato, dopo che la moto, dopo un tentativo di frenata, si era abbattuta sul fianco destro;
 b) che al momento dell’urto l’auto, che stava per immettersi in una strada laterale, era pressochè ferma con la ruota anteriore sulla linea di mezzeria ed invadeva l’opposta corsia per pochi centimetri;
 c) che il motociclista, evidentemente temendo che l’automobilista eseguisse la manovra di svolta a sinistra senza dargli la precedenza, aveva posto in essere un’azione frenante che gli aveva fatto perdere il controllo della moto che, abbattutasi sul fianco destro, era andata ad urtare contro la ruota anteriore sinistra dell’auto “Honda”.

2 – Con sentenza dell’8 giugno 2010, il giudice di pace, richiamate le valutazioni ed i pareri espressi dal consulente, rilevato che al momento dell’impatto l’auto del C. si trovava nella sua corsia di marcia, ha attribuito l’esclusiva responsabilità del sinistro al D. S. ed ha quindi assolto l’imputato per non avere commesso il fatto.

3 – Su appello proposto dalla parte civile, il Tribunale di Imperia, con sentenza del 17 maggio 2012, ha dichiarato C. M. responsabile dell’incidente e lo ha condannato al risarcimento dei danni, da liquidarsi in separato giudizio, in favore del D. S., al quale ha assegnato una provvisionale di 10.000,00 Euro.

4 – Avverso detta sentenza propone ricorso il C., che deduce:

 a) Vizio di motivazione della sentenza impugnata e travisamento della prova, laddove il tribunale ha ritenuto che l’urto fosse avvenuto all’interno della corsia di marcia della moto, laddove in sede di consulenza tecnica era stato accertato che al momento dell’urto l’auto si trovava con la ruota anteriore sulla linea di mezzeria ed aveva invaso l’opposta corsia solo di pochi centimetri. Il tribunale avrebbe quindi travisato le risultanze probatorie;
 b) Violazione degli artt. 40, 41 e 42 c.p. e vizio di motivazione in punto di asserita sussistenza del nesso di causalità tra la condotta contestata al C. e l’evento determinatosi; lo scontro, si sostiene nel ricorso, sarebbe stato provocato dalla condotta del motociclista, che era andato ad urtare l’auto “Honda” quasi ferma ed in avvicinamento al punto di svolta, peraltro consentita.

CONSIDERATO IN DIRITTO

I motivi di ricorso proposti, che possono essere congiuntamente esaminati, sono infondati, ai limiti dell’inammissibilità.

1 – Il giudice del gravame, dopo avere ricostruito l’incidente in termini del tutto in sintonia con gli elementi probatori acquisiti, è legittimamente pervenuto ad una sentenza di condanna che non presta il fianco a nessuna delle critiche formulate dal ricorrente.

Lo stesso giudice, invero, correttamente richiamando le considerazioni svolte dal tecnico incaricato di ricostruire le modalità dell’incidente e le relative responsabilità, ha rilevato che l’urto tra i due mezzi era avvenuto all’interno della corsia di marcia della moto, specificando che tale conclusione era attestata dalla traccia di frenata lasciata dalla stessa, ben all’interno della corsia di pertinenza, a circa 50 centimetri dalla linea di mezzeria.

Detta traccia, il punto d’urto tra i due veicoli, individuato, quanto all’auto, nella parte interna della ruota anteriore sinistra, e la posizione di quiete della stessa auto, chiaramente descritta e riprodotta nella relazione peritale (allegata al ricorso) sono stati giustamente valorizzati dal giudice del merito e ritenuti prove inequivocabili del fatto che era stata l’auto ad inserirsi all’interno dell’opposta corsia di marcia, sia pure per pochi centimetri, ed a costringere il D. S., che procedeva lungo la propria corsia, sebbene non tenendo strettamente la destra, ad eseguire una violenta frenata che gli ha fatto perdere il controllo della moto che, abbattutasi su un fianco, era andata ad impattare contro la ruota dell’auto del C..

Vane sono, quindi, le difese dell’imputato, laddove evidenzia che l’auto di cui egli era alla guida era ferma al momento dell’urto ed aveva superato solo di pochi centimetri la linea di demarcazione delle due corsie. Pochi o molti che fossero, invero, quei centimetri, certo è che l’auto era, seppure di poco, al di là della linea di mezzeria, in posizione che chiaramente indicava l’intenzione di eseguire una svolta a sinistra, e che la ruota sinistra, contro la cui parte interna è andata ad impattare la moto del D. S., si trovava su detta linea, leggermente sporgente dalla stessa (come evidenziato dalla riproduzione delle posizioni di quiete dei veicoli allegata alla perizia) e leggermente deviata verso sinistra, e dunque in posizione non corretta.

Ciò che ancor più rileva, peraltro, è che l’imputato stava eseguendo, al momento dell’incidente, una manovra chiaramente vietata e che interferiva con la marcia della moto, poichè si stava apprestando a svoltare a sinistra malgrado la presenza della linea continua di demarcazione delle due corsie, che non consentiva una tale manovra, e malgrado l’avvicinarsi della moto. La stessa già citata riproduzione che, come già rilevato, pone l’auto dell’imputato nella posizione inequivocabile di chi si accinge, nell’immediato, ad eseguire una svolta a sinistra, smentisce l’affermazione del ricorrente, secondo cui la manovra di svolta non era ancora iniziata poichè si trovava solo in avvicinamento al punto di svolta consentito, poco distante.

Il fatto, poi, che il motociclista si sia spaventato alla vista della manovra, pur solo iniziata, dell’auto ed abbia perso il controllo della moto a seguito di un vigoroso tentativo di frenata, non vale ad addossare sullo stesso la responsabilità dell’incidente, originato dalla condotta vietata ed imprudente del C..

In definitiva, la sentenza impugnata, coerente sotto il profilo motivazionale e rispettosa delle norme di riferimento, non presenta alcuno dei vizi dedotti, di guisa che il ricorso deve essere rigettato ed il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali.

P.Q.M.

[La Corte] Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Così deciso in Roma, il 14 maggio 2013.
Depositato in Cancelleria il 18 settembre 2013.

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