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 Cassazione Civile, sentenza numero 14092 del 20/06/2014 Riduci

Semaforo Verde
Giurisprudenza codice della strada e circolazione stradale
Cassazione Civile, Sezione terza, sentenza n. 14092 del 20 giugno 2014

 

Corte di Cassazione Civile - Sezione III, Sentenza n. 14092 del 20/06/2014
Circolazione Stradale - Art. 193 del Codice della Strada - Incidente stradale - Compilazione del modello di constatazione amichevole - Contenuti - Risarcimento dei danni conseguenti a lesioni personali - Il modulo di constatazione amichevole sul quale non sono riportate specificatamente le lesioni personali patite a seguito dell'incidente stradale, pur essendo liberamente valutabile dal giudice, potrebbe non condurre al risarcimento delle lesioni fisiche.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza depositata il 23 gennaio 2009 n. 2080 il Tribunale di Roma ha confermato la sentenza emessa in primo grado dal Giudice di pace di (OMISSIS), che ha respinto la domanda di risarcimento dei danni proposta da C. S., conducente di un autovettura, e da R. S. (trasportata) contro F. J., T. G. e la R. A. s.p.a., rispettivamente proprietario, conducente e assicuratore di altra autovettura, che il 3 dicembre 2002, in Roma, aveva tamponato quella delle attrici.

J. e G. sono rimasti contumaci, mentre R. ha resistito alla domanda, contestando ogni responsabilità.

Ha ritenuto il giudice di appello che le attrici non abbiano fornito prove attendibili della responsabilità dei convenuti, poiché il modello di constatazione amichevole delle modalità dell'incidente (CAI) - che peraltro nella fattispecie è stato redatto in modo incompleto - ha efficacia meramente ricognitiva delle dichiarazioni rese dai conducenti, ed in particolare da quello che si dichiara responsabile del danno; ma non costituisce piena prova della responsabilità, sia nei confronti dell'assicuratore, trattandosi di dichiarazione confessoria resa ad un terzo, sia nei confronti dello stesso confitente. Deve essere quindi liberamente apprezzata dal giudice.

Ciò premesso, ha rilevato che il giudice di primo grado ha ritenuto scarsamente significativi gli ulteriori elementi di prova dedotti dalle attrici e che parimenti irrilevante nei confronti della compagnia assicuratrice è l'ammissione da parte degli altri convenuti della loro responsabilità. In accoglimento dell'appello incidentale della R., ha condannato le attrici al pagamento delle spese processuali del giudizio di primo grado, oltre che di quello di appello.

Con atto notificato il 13 marzo - 3 aprile 2010 le soccombenti hanno proposto due motivi di ricorso per cassazione.

Gli intimati non hanno depositato difese.   
All'udienza di discussione del 22 ottobre 2013 la Corte di cassazione ha disposto il rinnovo della notificazione dell'avviso di udienza, essendo stato il precedente avviso notificato al difensore dell'epoca delle ricorrenti, sospeso dall'albo degli avvocati.

Esperito l'incombente, la causa perviene oggi in decisione.

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. - Il primo motivo denuncia violazione degli art. 115 e 116 cod. proc. civ., 2697 cod. civ., omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione su circostanze determinanti ai fini della decisione, sul rilievo che la sottoscrizione del verbale di constatazione amichevole dell'incidente ha quanto meno l'effetto di invertire l'onere della prova, ponendo a carico dell'assicuratore l'onere di dimostrare che l'incidente non si è verificato secondo le modalità descritte.
Lamentano le ricorrenti che la decisione della Corte di appello non abbia dato conto delle testimonianze e delle altre risultanze istruttorie, fra cui il contenuto della CTU, che risultano confermare la loro versione dei fatti.

1.1. - Il motivo è inammissibile poiché - pur denunciando formalmente violazioni di legge ed illogicità-incongruenze della motivazione - in realtà sollecita il riesame dei fatti sulla base della rilettura delle risultanze istruttorie circa le modalità del sinistro, riesame inammissibile in questa sede di legittimità.
Le ricorrenti hanno chiesto il risarcimento dei danni conseguenti a lesioni personali che esse avrebbero subito a seguito del tamponamento dell'autovettura e che sarebbero consistite nei risentimenti al collo del colpo subito da tergo.

La Corte di appello ha rilevato che il verbale di constatazione amichevole non menziona affatto le lesioni e perciò lo ha ritenuto inattendibile e non probante, non avendo ravvisato nelle ulteriori acquisizioni istruttorie diversi elementi di convincimento.

E' appena il caso di ricordare che la valutazione delle prove è esclusivamente rimessa alla discrezionalità dei giudici del merito, i quali soltanto - essendo a diretto contatto con le parti, i testimoni e le loro dichiarazioni, e la documentazione agli atti - sono in condizione di percepirne compiutamente la valenza probatoria e di formarsi un'opinione attendibile circa i fatti controversi: opinione rivedibile in questa sede solo per violazione di legge o per manifeste insufficienze, illogicità o contraddittorietà della motivazione, che nella specie non sono in alcun modo illustrate, avendo le ricorrenti censurato la sentenza impugnata esclusivamente con riguardo al merito della soluzione adottata (cfr., fra le tante, Cass. civ., Sez. III, 9 aprile 2003 n. 5582; Cass. civ., Sez. 3, 19 novembre 2007 n. 23929; Cass. civ. Sez. Lav., 2 luglio 2008 n. 18119).

2. - Il secondo motivo denuncia violazione degli art. 112 cod. proc. civ. e 2054 cod. civ. per il fatto che la Corte di appello ha omesso di pronunciare sulla domanda delle appellanti di condanna dei privati responsabili dello scontro (conducente e proprietario dell'automobile che ha tamponato la sua), nei confronti dei quali il riconoscimento di responsabilità contenuto nel modulo di constatazione ha l'efficacia della confessione stragiudiziale.

2.1. - Il motivo non è fondato.

Al di là di ogni possibile rilievo di inammissibilità, a causa dell'omessa specificazione del preciso contenuto del verbale di contestazione amichevole, non risultando chi lo abbia sottoscritto (se il solo conducente od anche il proprietario), né quali responsabilità abbia dichiarato di assumere, essenziale è che le ipotetiche dichiarazioni confessorie debbono essere liberamente apprezzate dal giudice in relazione alla posizione di tutte le parti, ivi incluso colui che le ha rese.

Nei giudizi proposti ai sensi dell'art. 18 legge n. 990 del 1969 gli stessi fatti che determinano la responsabilità e la condanna del danneggiante costituiscono la fonte dell'obbligazione risarcitoria dell'assicuratore, onde deve escludersi che le dichiarazioni confessorie rese dal solo responsabile del danno possano essere diversamente apprezzate, sì da condurre ad una valutazione differenziata delle responsabilità, con l'assoluzione dell'assicuratore e la condanna del confitente, dovendosi applicare il disposto di cui all'art. 2733, terzo comma, cod. civ., in tema di confessione resa da alcuni soltanto dei litisconsorti (Cass. civ. Sez. 3, 25 gennaio 2008 n. 1680; Idem, 10 novembre 2009 n. 23735 e 13 febbraio 2013 n. 3567).

3. - Il ricorso deve essere rigettato.

4. - Non vi è luogo a pronuncia sulle spese.

P.Q.M.

La Corte di cassazione rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della terza civile, il 29 aprile 2014.
Depositato in cancelleria il 20 giugno 2014.

 

 


 Sezione curata da: Salvatore Palumbo, Claudio Molteni e Alberto Gardina.

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